Armao scrive a Buttafuoco: “Con i mestieranti della politica non si va da nessuna parte”


In risposta allo scrittore Pietrangelo Buttafuoco che, su 98zero.com, ha scritto: “La Sicilia è strabuttanissima”.

Caro Pietrangelo,
leggo le Tue considerazioni sulla mia iniziativa politica e mi rincresce riscontrare il fenomeno (che da “semi-emigrante” ho più volte constatato nei siciliani “fuoriusciti”) di un’analisi risalente ed astratta della società isolana.

In sintesi per Te appare contraddittorio (anche se l’accostamento sembrerebbe più puntare a suscitare l’ilarità del lettore) che un esponente appartenente alla borghesia professionale possa parlare, ed ancor più, pensare di interpretare l’indignazione.

E ciò nel semplicistico presupposto che l’indignazione appartenga esclusivamente a fasce che patiscono il grave disagio sociale (casa, lavoro, ecc.), che vogliono mandare “a vaffa” mezzo mondo e per le quali il nocciolo della politica stia nella riduzione dei “vitalizi“.

Ma tra il 53% dei siciliani che non votano, ormai demoralizzati dal degrado della politica siciliana, caro Pietrangelo, ci sono intere fasce di ceti medi che stanno progressivamente scivolando verso la povertà e costituite da imprenditori, commercianti, professionisti, bancari, impiegati pubblici, pensionati, che guardano con grande preoccupazione al futuro loro e dei loro figli.

Di fronte al disastro Crocetta (il solo debito è passato da 4 ad 8 miliardi di euro) e alla sistematica occupazione di enti ed apparati, alla melassa inconcludente che invade le istituzioni regionali, al disfacimento dell’autonomia, alla perdita di investimenti, all’arretramento delle Università, all’aggravamento del divario nord-sud, all’inconcludenza dei riti della politica interi pezzi di società siciliana, invece di farsi infinocchiare dalle chimere grillini e dalle proposte farlocche di ieri e di oggi… semplicemente non vanno a votare (vedi il crollo di 20 punti di affluenza tra il 2008 ed il 2012).

Mentre all’ultimo referendum di dicembre scorso si è verificato un incremento di ben 10 punti.

Se ne deduce che quando ci sono proposte concrete e si avvista un’emergenza reale, i siciliani (in parte) ritornano ai seggi. E tra questi torna proprio quella fascia di elettorato ancora politicamente resiliente al quale si vuol rivolgere l’indignazione dei ceti medi che vogliamo interpretare.

Sai che per cinque anni sono stato il più acerrimo oppositore del Governo Crocetta, del “senatore della porta accanto” e della corte dei miracoli che ha portato la Sicilia in queste condizioni. Ho fatto l’extraparlamentare “in giacca e cravatta“, ovviamente scegliendo la via meno comoda, contestando gli accordi finanziari che ci hanno fatto perdere almeno 10 miliardi di euro, mentre all’ARS l’opposizione tutta galleggiava tra inciuci, distrazioni e illustri poltrone, contrastando anche le politiche anti-meridionali del Governo Renzi

Al referendum ho raccolto un folto numero di giuristi per il No percorrendo in lungo e largo la Regione e partecipando a dibattiti e confronti, quando in particolare i colleghi accademici, in misura preponderante, sostenevano le magnifiche sorti e progressive della revisione costituzionale.

La circostanza che il Manifesto abbia raccolto quasi 10000 adesioni e il notevole interesse di associazioni imprenditoriali e professionisti e che i sondaggi, ad un solo mese dal varo della proposta, indichino il consenso nel 2% (superiore a quello di Lega e Fratelli d’Italia, ma anche al Megafono di Crocetta), dimostra dell’opportunità dell’iniziativa.

Non intendo presentarmi come capopolo: non ne ho le qualità e men che meno la voglia (a parte le condivisibili considerazioni sul “physique du rôle” che hanno garbatamente colorato il Tuo articolo).

Quel che intendiamo fare rispetto ai mestieranti della politica di sinistra, di centro, ma anche di destra (per me eguali sono) è portare avanti idee, programmi ed iniziative che possano far uscire la Sicilia dal disastro, coinvolgendo competenze ed energie che la politica dei politicanti intende ignorare.

So bene, come dimostrano sin dal titolo i nostri libri, che per Te la Sicilia è “buttanissima” e per me “redimibile”, e che quindi abbiamo una diversa prospettazione del futuro. Ma Ti posso assicurare che con i mestieranti della politica, così orgogliosi del numero delle campagne elettorali svolte, di fronte alla drammatica situazione della Regione non si va da nessuna parte e farò di tutto affinché non abbia ragione Tu.

La circostanza che la politica si veda oggi costretta a ricorrere a figure esterne agli sterili apparati – e la pochezza del dibattito su idee e programmi ne é una prova – piuttosto che una deriva siciliana mi pare un chiaro e positivo segnale di discontinuità.

Segnale che, da acuto osservatore, non avrai difficoltà a rilevare.

Ti auguro buon lavoro e Ti porgo i più cordiali saluti.

Gaetano Armao

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